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Intervista Al Referee Edoardo Lolli

Intervista Al Referee Edoardo Lolli

Impegno e dedizione di un uomo, in divisa a strisce verticali, all’interno del quadrato.

Comincia oggi il viaggio di ITAwrestling all’interno del mondo dei referees che ruotano attorno ai numerosi live shows del pro wrestling italiano. Il referee è l’emblema dell’autorità durante un match, deve quindi sempre essere lucido, responsabile e rispettato dagli atleti. Compito non sempre semplice come ci spiega Edoardo Lolli, referee professionista costantemente impegnato nella direzione degli incontri.

ITAwrestling: In primis, ti ringraziamo Edoardo per la disponibilità e per darci la possibilità di far conoscere ai lettori una figura professionale che solitamente poco conosciamo.

Edoardo Lolli: Grazie a voi, per me è sempre un piacere parlare della figura dell’arbitro e sono contento che abbiate deciso di soffermarvi sul ruolo del referee.

ITAwrestling: Partiamo subito con le domande, i nostri lettori sarebbero curiosi di capire cosa ti abbia portato a scegliere la figura dell’arbitro come professione ?

Edoardo Lolli: Paradossalmente, la mia scelta di intraprendere un carriera da arbitro è stata seguente al mio debutto sul ring come direttore di gara. A causa di una serie di fattori, capitò che non c’era nessun referee disponibile per uno show della WIVA Wrestling. Visto che ero già il responsabile dell’ufficio stampa della Federazione, mi venne chiesto di vestire la camicia da arbitro e dirigere tutti gli incontri della serata. Era una situazione particolare e io mi misi a disposizione dei bisogni della Federazione. Finito l’evento, nonostante avessi commesso qualche errore, mi venne detto che ero adatto in quel ruolo e mi venne proposto di rivestirlo in modo fisso. Quella sera mi ero trovato sorprendentemente bene nel ruolo di arbitro e decisi di intraprendere seriamente e con impegno quella strada. Questa decisione è sicuramente stata facilitata da molti atleti del roster della WIVA, che mi hanno supportato in questa mia scelta e mi hanno accompagnato fin da subito in questo percorso.

ITAwrestling: Quanto è importante il rispetto dei ruoli sul ring ?

Edoardo Lolli: Il wrestling è uno sport-intrattenimento. È anche e soprattutto spettacolo. Se uno va al cinema e non capisce chi è il buono e chi è il cattivo, chi sta dalla parte del primo e chi da quella del secondo, il film non sarà compreso bene e difficilmente verrà apprezzato. Nel wrestling succede la stessa cosa. I ruoli devono essere chiari e definiti. Il face e l’heel (cioè, rispettivamente, il buono e il cattivo) devono essere in grado di farsi riconoscere dal pubblico fin dal momento in cui fanno la loro apparizione sullo stage. Perché il match possa essere compreso in modo adeguato, è necessario che il pubblico capisca chi sta facendo cosa.
Poi, più in generale, rileva la differenza dei ruoli fra arbitro e wrestlers. Sembra banale detta in questo modo, ma così come il pubblico deve capire chi è il buono e chi è il cattivo, ugualmente deve capire che ruolo ha l’arbitro e perché si comporta in un determinato modo. Di solito gli spettatori finiscono per osservare l’arbitro e valutarlo come un persona “normale” (non un supereroe come i lottatori), ma che ne sa comunque più di loro. L’arbitro deve farsi forte di questa parte e deve interpretare bene il ruolo di Cicerone del match.

ITAwrestling: Ti capita spesso di essere contestato ? Come reagisci ?

Edoardo Lolli: Certo, è normale. Soprattutto l’heel è solito contestare le decisioni che prende l’arbitro. L’importante è che il referee faccia sempre valere la propria autorità e provi fino all’ultimo a fare rispettare le regole. L’arbitro sul ring rappresenta, in un certo senso, il potere della Federazione, in quanto è a lui che viene delegato il compito di far rispettare il regolamento. Di conseguenza, anche di fronte alle contestazioni, l’arbitro deve essere in grado di gestire il match e di applicare le regole nel modo in cui ritiene più opportuno. L’arbitro ha sempre un certo margine di manovra, che si può ad esempio mostrare nel contare più o meno velocemente il count out oppure nella velocità del conteggio dello schienamento. Questo significa che ci sarà quasi sempre un wrestler che si lamenterà, ma l’arbitro deve comunque essere in grado di far rispettare la sua autorità e le sue decisioni.

ITAwrestling: Come arbitro, ti giudichi inflessibile oppure a volte preferisci “lasciar correre” in favore dell’intrattenimento ?

Edoardo Lolli: Vi chiedo un favore: il giorno in cui diventerò un arbitro inflessibile, prendetemi da parte e picchiatemi !
Scherzi a parte, se il compito di un direttore di gare fosse solo quello di chiamare la squalifica quando lo impone il regolamento, allora non sarebbe neanche necessario che stesse sul ring, non trovate? Potrebbe tranquillamente starsene seduto fuori e chiamare la squalifica quando vi è la necessità di farlo.
L’arbitro, invece, sta sul ring insieme ai lottatori: parla con loro, si muove insieme a loro, percepisce quando c’è qualcosa che non va e interviene per risolvere il problema, lascia correre quando pensa sia la scelta migliore ed interviene quando ritiene sia necessario. È un finissimo lavoro di interpretazione, non si tratta di dire solo “Ok, questo si può fare” o “Eh, no, questo non dovevi farlo, adesso ti squalifico”.
Il pubblico vuole vedere uno spettacolo e il compito di fare in modo che questo avvenga pesa sulle spalle sia dei wrestlers che dell’arbitro: i primi, ovviamente, lo fanno lottando (sto banalizzando volutamente per arrivare al punto, sia chiaro); il secondo, invece, lo fa tenendo d’occhio la situazione da un punto di vista generale, in modo da capire quando c’è qualche problema e intervenire in modo da risolverlo. E “risolvere un problema” significa appunto trovare una soluzione per salvare il match. Questo, ovviamente, vale nel caso in cui ci sia un qualche margine di manovra per farlo, mentre è sottinteso che in alcune occasioni l’arbitro ha le mani legate.

ITAwrestling: Come ti trovi in federazione e com’è il tuo rapporto con i lottatori ?

Edoardo Lolli: Al momento sono impegnato con 2 federazioni: la WIVA Wrestling e la NOW Entertainment.
La WIVA è la mia seconda famiglia, è dove sono diventato un addetto lavori, prima come responsabile dell’ufficio stampa e poi anche come arbitro ed è un posto dove mi sento totalmente a mio agio. Mi è stata data piena fiducia e questo mi ha sempre spinto e mi spinge tuttora a dare il meglio di me stesso. Sono in ottimi rapporti con tutti e con alcune persone ho stretto rapporti di amicizia che spero davvero di riuscire a portare avanti. Quando lavori in una realtà come la WIVA non è solo questione di trovarsi a fare insieme uno show, ma si parla, ci si confida e ci si aiuta a vicenda. Quando sono arrivato in WIVA ho trovato un clima di collaborazione e di supporto che raramente mi è capitato di trovare in altri contesti. Tanto per farvi capire, ci sono persone dentro alla federazione che se le chiamo alle 02:00 del mattino per chiedere aiuto per qualsiasi cosa, mi ascoltano e mi danno una mano.
Ci tengo inoltre ad aprire una parentesi specifica su Cristian Panarari, attuale Presidente della NOW e, quando entrai in WIVA, presidente anche di questa. È stato lui a propormi il ruolo di responsabile dell’ufficio stampa, così come è stato lui a farmi debuttare come arbitro. Per me è stata una grande fortuna quello di incontrarlo, mi ha dato fiducia fin da subito e mi ha coinvolto all’interno del progetto. Invece di affidarmi un ruolo marginale come in molte realtà succede spesso ai nuovi arrivati, mi ha fin da subito “buttato nella mischia”. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato in una situazione totalmente nuova e questo mi ha spinto a cercare e a trovare un’energia e uno spirito di adattamento che, sinceramente, nemmeno credevo di avere. Sono convinto che questa sua scelta di darmi fiducia fin dall’inizio mi abbia permesso di adempiere ai miei ruoli con coraggio e determinazione. Quindi, diciamo che per me è stato fantastico lavorare insieme a lui fin dall’inizio della mia avventura come addetto ai lavori.
La NOW, invece, è un nuovo progetto davvero interessante e totalmente innovativo, non si è mai visto niente del genere in Italia e per me è stato un grandissimo onore essere stato chiamato al primo spettacolo e questo onore è stato reso ancora più grande dal fatto che sono stato convocato per affiancare Filippo Malvezzi, un arbitro di grande esperienza dal quale sono sicuro di poter imparare tanto. Fino ad ora avevo lavorato solo con referee di esperienza più o meno pari alla mia, o comunque di poco superiore, mentre questa volta ho la possibilità di interagire con un arbitro che ha imparato dai migliori e questo sicuramente per me è un fatto molto positivo. Da lui, fra l’altro, c’è molto da imparare anche in termini di professionalità e di serietà e lavorando con lui in un ambiente come quello della NOW sono sicuro di poter migliorare molto anche sotto questo aspetto, che, sottolineiamolo, è sicuramente primario.

ITAwrestling: Hai mai pensato, anche solo per un minuto, di abbandonare la camicia a righe per provare l’emozione di combattere ?

Edoardo Lolli: La divisa della WIVA è una camicia azzurra, quindi no, non penso di poter abbandonare la camicia a righe.
No dai, rispondo sul serio. Un arbitro serio e professionale si deve allenare e deve seguire, almeno in parte, lo stesso allenamento che effettuano i lottatori. Questo significa che sperimenti sulla tua stessa pelle quello che prova un wrestler ed è una sensazione totalmente unica. Molto spesso mi capita che mi venga chiesto se, visto che mi alleno con gli atleti, ho intenzione di debuttare come lottatore. La mia risposta fino ad ora è sempre stata che il mio obiettivo è quello di migliorare come referee e continuare ad imparare, in modo da poter fare progressi e riuscire a svolgere il mio lavoro sempre meglio. Non so cosa accadrà in futuro, ma se vi devo dire come mi vedo fra uno, due o anche più anni, vi dico che mi vedo con la camicia da arbitro.

ITAwrestling: Cosa ti senti di consigliare a chi vuole provare a diventare un arbitro professionista come te ?

Edoardo Lolli: L’inizio della mia carriera è relativamente recente, rispetto ad altri arbitri e quindi, forse, non sono l’arbitro più adatto per dare un consiglio di questo tipo, nel senso che in Italia ci sono alcuni referee molto più esperti che magari potrebbero avere più dati e fatti alle spalle per dare una risposta adeguata e costruttiva.
Quello che posso dire io è che, innanzitutto, bisogna spiegare a chi vorrebbe diventare arbitro che questo non è un ruolo marginale come alcuni pensano, ma è un ruolo fondamentale, in quanto l’arbitro partecipa attivamente alla costruzione del match ed è parte integrante dell’azione sul ring. Ma non solo: l’arbitro deve essere presente anche prima e dopo il match, deve parlare con i lottatori e confrontarsi con loro. Bisogna far capire che fare l’arbitro non significa salire sul ring e contare fino a tre, ma significa prendersi delle responsabilità e metterci dentro tutto l’impegno di cui si dispone. Questo comprende anche allenarsi ed essere pronti a fare alcuni dei sacrifici che fanno i wrestlers, come sportarsi in giro per l’Italia e dedicare al wrestling intere giornate, se non addirittura di più. In secondo luogo, il mio consiglio è quello di rivolgersi a qualcuno che abbia davvero voglia di dare un’opportunità a chi si dimostra volenteroso. In WIVA viene sempre data una possibilità a chi si dimostra meritevole e così avviene anche in molte altre realtà. Prima, ad esempio, parlavo di Cristian Panarari e lui è uno che sa riconoscere negli altri la voglia di fare e di mettersi in gioco. Viceversa, vi sono anche delle compagini in cui è difficile trovare posto se non ci si è già fatti un nome da qualche altra parte. Probabilmente, se non si conosce ancora la realtà del wrestling italiano, la cosa migliore da fare è chiedere consiglio a qualcuno già dentro a questo ambiente, qualcuno di cui ci si possa fidare, in modo da farsi consigliare a chi rivolgersi. Sia chiaro, non è un modo per escludere alcune realtà, non è di certo mia intenzione dire ciò, ma sono abbastanza convinto che la WIVA mi abbia concesso fin da subito una fiducia che non tutti sarebbero stati disposti a darmi.

ITAwrestling: Edoardo, che dire a questo punto…, sei stato chiaro ed esaustivo, quindi ora possiamo ringraziarti e lasciarti ai tuoi impegni.

Edoardo Lolli: Grazie a voi per avermi dato l’occasione di approfondire il discorso sulla figura che ricopro. Non tutti i blogger ed editorialisti di wrestling si soffermano sul ruolo dell’arbitro e sono contento che mi abbiate dato la possibilità di affrontare questo discorso.

 

Foto © Enrico Bertelli “Taigermen”

Omar Ronzio
Fondatore ed amministratore del blog sportivo ITAwrestling dal gennaio 2017 ed appassionato di wrestling e fitness. Dopo più di 10 anni nella pallacanestro non professionistica consegue il diploma di "Istruttore Di Fitness e Body Building", riconosciuto dal C.O.N.I., nel febbraio del 2006. Metto a disposizione di questo sport le mie competenze da atleta e blogger sportivo in modo da poter dare maggiore voce al wrestling italiano.

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